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Testi a cura di Orietta Pinessi

El significado de los colores

El significado de los colores

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  • los  circulo:  símbolo perfecto de la totalidad, expresa plenitud, armonía, perfección.  Es una representación del tiempo, del día, del año, del universo, de la inmortalidad, de Dios.

  • los  cuadrado:  y el  símbolo de la materia, de la realidad terrena, de nuestra humanidad. La relación cielo-tierra se representa en la unión círculo-cuadrado.

  • los  trébol de cuatro hojas:  símbolo de singularidad, rareza, suerte, belleza. En el centro del Logo representa las 4 áreas más significativas del Camino:  naturaleza, arte, espiritualidad , hospitalidad . 

  • los  estrellas:  símbolo del Macrocosmos y del Microcosmos, la estrella combina toda la creación en un solo signo, que es el conjunto de procesos en los que se basa el Cosmos. Los 5 puntos simbolizan los 5 elementos metafísicos: agua, aire, fuego, tierra, espíritu . Son como las 12 estrellas que coronan la cabeza de María , la Mujer del Apocalipsis que aplasta la cabeza de la Serpiente. 12 como las estrellas de la bandera de la Comunidad Europea.

  • los  circulo:  símbolo perfecto de la totalidad, expresa plenitud, armonía, perfección.  Es una representación del tiempo, del día, del año, del universo, de la inmortalidad, de Dios.

  • los  cuadrado:  y el  símbolo de la materia, de la realidad terrena, de nuestra humanidad. La relación cielo-tierra se representa en la unión círculo-cuadrado.

  • los  trébol de cuatro hojas:  símbolo de singularidad, rareza, suerte, belleza. En el centro del Logo representa las 4 áreas más significativas del Camino:  naturaleza, arte, espiritualidad , hospitalidad . 

  • los  estrellas:  símbolo del Macrocosmos y del Microcosmos, la estrella combina toda la creación en un solo signo, que es el conjunto de procesos en los que se basa el Cosmos. Los 5 puntos simbolizan los 5 elementos metafísicos: agua, aire, fuego, tierra, espíritu . Son como las 12 estrellas que coronan la cabeza de María , la Mujer del Apocalipsis que aplasta la cabeza de la Serpiente. 12 como las estrellas de la bandera de la Comunidad Europea.

  • Santuario Madonna delle Grazie: Piazza Madonna delle Grazie, nr 3, Ardesio

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La Madóna de  Ardés la al per dés

Traduzione : La Madonna di Ardesio vale per dieci

L’origine del detto è incerta ma lascia “vagamente” intuire che …una preghiera fatta alla Madonna di Ardesio vale dieci volte di più di quella fatta in altri Santuari .

La chiesa, posta nel centro di Ardesio, è stata costruita per ricordare il miracolo avvenuto il 23 giugno 1607 quando la Vergine apparve a due bambine di una famiglia semplice, composta da padre, madre e appunto due figlie.  Ebbe inizio un processo canonico: nel luogo dell’apparizione gli abitanti di Ardesio costruirono quindi una chiesa.

STORIA

In casa Salera vi era fede e devozione, come  in tutto il paese. Lì la vita religiosa si svolgeva tranquilla, lontano da tutte le nuove dottrine protestanti nascenti in quel periodo. La popolazione viveva del proprio lavoro, in particolare di quello nei campi, e la stessa cosa valeva per la famiglia di Marco Salera che, da come descrivono alcuni documenti ritrovati, possedeva un mulino.

Nel tardo pomeriggio del 23 giugno del 1607, dense nubi minacciose scendono dalle montagne preannunciando un furioso temporale. Spaventata e preoccupata per il raccolto, la mamma manda  le due bambine Maria e Caterina Salera, rispettivamente 11 e 9 anni,  ad implorare la Madonna, nella “Stanza dei Santi”. Il tutto ha quindi inizio proprio nella casa di Salera: lì, vi era una stanza ricca di quadri e di affreschi, fatti fare da un sacerdote. Siamo nel 1607 e quella stanza, chiamata “Stanza dei Santi”, era stata fatta affrescare più di 150 anni prima. Vi erano immagini sacre di tutti i tipi: dalla Madonna Addolorata ai piedi del Crocifisso ( una sacra immagine, fatta dipingere nel 1449  che raffigurava Gesù in croce con a lato la Madonna e i Santi) , a Sant’Agostino, a San Giovanni Battista…insomma: veramente una “Stanza dei Santi”.

Mentre pregano, nell’oscurità minacciosa del temporale, le due bimbe vedono, ai piedi del Crocifisso, uno splendore ed accanto, su un trono d’oro, la Vergine Maria con in braccio il Figlio, in gesto di materno aiuto.

Come di incanto il vento si calma, la furia del temporale si smorza, riappare il sereno in un magnifico tramonto. Le bambine urlano «La Madonna! La Madonna!». Accorrono i familiari, i vicini e si grida al miracolo.

La notizia si diffonde in un baleno, la gente accorre: «è apparsa la Madonna nella casa dei Salera in Ardesio, andiamo a vedere!».

La Vergine non parla! Il fatto rimane isolato e non si ripetono successive apparizioni. La Madonna si mostra una sola volta ai piedi del quadro della “Stanza dei Santi”, ma fenomeni inspiegabili si susseguono per tutto il mese di giugno, luglio e parte di agosto.

Il Parroco si preoccupa ed informa il Vescovo di Bergamo che costituisce, per esaminare il caso, un tribunale canonico, composto da un pubblico notaio, da due sacerdoti e da altre ragguardevoli persone in funzione di giurati. Il tribunale accerta le varie deposizioni dei testimoni, ora conservate nell’Archivio del Santuario, quindi il Vescovo riconosce la realtà dei fatti, legittima il culto e autorizza l’erezione di una Cappella. La  stanza dei Santi fu conservata intatta e divenne la cappella Maggiore del Santuario.

Il 13 gennaio del 1608 fu dato l’avvio alla costruzione della Chiesa di Ardesio, che sarebbe stata, poi, inaugurata, l’anno successivo ed intitolata, proprio, alla Madonna delle Grazie.

L’edificio barocco fu eretto da Giovanni Maria Bettera, e possiede oltre ad importanti dipinti, un grandioso organo e un monumentale campanile (1681). Sull’arco trionfale che chiude il presbiterio si trova il grande affresco della scena dell’Apparizione di Cesare Maironi. Una sequenza di affreschi sui fianchi della volta commenta le invocazioni della Salve Regina, opera di Francesco Bergametti.

L’affresco miracoloso conservato sull’altare maggiore ha un inestimabile valore devozionale Da sinistra a destra sono rappresentate le figure di Sant’Agostino, San Giorgio, San Giovanni Battista, Maria madre di Cristo, Cristo Crocifisso, Maria Maddalena, San Pietro, San Paolo e San Giovanni Evangelista secondo quanto scritto nel verbale redatto nel processo canonico fatto qualche mese dopo l’apparizione su incarico del vicario episcopale. Una seconda lettura fatta successivamente vuole che la figura alla destra del Cristo sia San Giovanni Evangelista e che l’ultimo santo a destra sia l’evangelista Luca. Anche la paternità dell’opera si presta a controversie. Dubbia è l’attribuzione tradizionale a Giacomo de Buschi o Busca è infatti possibile che sia il frutto del lavoro di un altro Giacomo Busca artefice del San Giorgio presente a Novezio e della scena della Vergine dei Santi dipinta sulla facciata del palazzo comunale di Clusone.

L'altare maggiore è opera del Fantoni, è in gran parte di marmo e su di esso è raffigurato l'episodio dell'Apparizione. Nella chiesa, notevoli anche il pulpito, opera di Andrea Fantoni e il sontuoso organo di Giovanni Rogantino da Morbegno, con 1345 canne di cui 1255 di metallo e 90 di legno pregiato; la cassa, di origine rinascimentale, è composta da cinque campane e presenta numerosi intagli.

LO SCUROLO

Nello scurolo (cioè nella cripta sotterranea) del Santuario della Madonna delle Grazie ad Ardesio è collocato il cosiddetto “Sepolcro Fantoniano”, composto da sette statue a grandezza naturale.

Al centro è la Madonna, ai suoi lati due delle donne che avevano seguito Gesù dalla Galilea che sono abitualmente identificate con Maria di Cleofa e Maria Maddalena. In piedi, al centro, a destra della Modonna, Giovanni, il giovane discepolo prediletto, il più vicino, come di consueto, al capo del Maestro. Ai lati, due anziani, Giuseppe d'Arimatea (a destra), che aveva messo a disposizione il suo sepolcro, e Nicodemo (a sinistra).

 Risale alla seconda metà del ‘700 ed è l’ultimo, in ordine cronologico, eseguito dalla bottega dei Fantoni che, in questo tema, si cimentarono a più riprese a partire da quello della Parrocchiale di Zone (1690) a quello per la chiesa dei Disciplini di Rovetta (1699 - 1711) e di Clusone (1726-1742) .

Per quanto concerne l’opera di Ardesio si tratta di uno dei compianti più interessanti della plurisecolare équipe di maestri intagliatori, che dal XV secolo fino all’inizio del XIX secolo, segnarono la storia della scultura lignea lombarda

I gruppi del “Compianto su Cristo morto” (che hanno come fonte letteraria i Vangeli e in particolare quello di Giovanni -19 vv. 8 e segg.) si innestano su una tradizione tutta lombarda che, dalla seconda metà del Quattrocento in avanti, vede il diffondersi e lo svilupparsi di una larga produzione di gruppi scultorei con l'intento di mettere in scena gli istanti antecedenti la sepoltura di Cristo. Lo scopo era infatti quello di coinvolgere emotivamente e spiritualmente il fedele, soprattutto in particolari celebrazioni come quelle del venerdì santo, per indurlo a personali riflessioni e meditazioni sui misteri connessi a queste sacre rappresentazioni.

Veri e propri teatri del Sacro dai toni drammatici e concitati sono una orchestrata rappresentazione la cui forza comunicativa risiede in una straordinaria “poetica degli sguardi”.

In particolare i compianti creati dalla celebre bottega dei Fantoni di Rovetta sono capolavori di sacra rappresentazione in cui i valori plastici e pittorici sono elementi inscindibili di una tecnica esecutiva che mira soprattutto alla teatralità di gesti ed espressioni, capaci di commuovere come se le vicende narrate riguardassero in prima persona gli spettatori.

Il “Compianto”di Ardesio  è caratterizzato da una drammaticità più intima e “domestica” rispetto a quella più enfatizzata del Sepolcro di Rovetta.

Fu eseguito dai capibottega, e cugini, Grazioso il Giovane (Rovetta 1713-1798) e Francesco Donato Fantoni (Rovetta 1726-1787)

In realtà il gruppo fu realizzato in due tempi: in data 10 settembre 1770 Grazioso il Giovane e Francesco Donato Fantoni firmano il contratto con la Confraternita della Scuola dei Gonfaloni di Ardesio per un “Crocefisso morto a forma di Sepolcro” con cataletto. Solo più tardi, nel 1782, i Fantoni firmarono un contratto con la Confraternita per sei statue raffiguranti la Madonna, San Giovanni, la Maddalena, Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea e Maria di Cleofa.

L’opera di Ardesio, nonostante la sua datazione tarda, ripropone il modello di Rovetta di cui riprende l’identico numero dei personaggi e le statue della Maddalena, della Madonna, di Nicodemo e del Cristo nonché le posture e i gesti anche se più controllati soprattutto nei panneggi delle vesti che drappeggiano i corpi con falde larghe evitando l’affastellamento concitato delle pieghe. Nella Maddalena, soprattutto, permane il modello di quella di Rovetta e di Clusone per quel dolore enfatizzato, straziante quasi: le braccia aperte, il busto inclinato in avanti, le gambe divaricate e i capelli come le vesti coinvolti in una sorta di vortice.

Nicodemo è colui che più di ogni altro personaggio svolge il ruolo di caratterizzare la Storia mediante gli abiti orientali (il copricapo o turbante nella mano destra, la tunica finemente lavorata e ricca di motivi decorativi), abiti di rango che certamente era solito indossare.

Un modellato più incisivo, si vedano le vesti quasi “accartocciate”, definisce la figura di Maria di Cleofa molto vicina a quella di Rovetta.  In entrambi i compianti l'espressione del volto, un po' scarno, è intrisa di umana sofferenza, di serena accettazione religiosa e di grande fede.

Come è stato ampiamente sottolineato la figura di Giovanni si discosta in parte dalle altre: mentre tutto il gruppo scultoreo si articola su valori cromatici tipici della tradizione bergamasca, Giovanni Evangelista si diversifica per il rosso vivace del manto che si staglia sul blu della veste (tipico del colorismo della scuola veneta). Primeggia il candore e la soavità del volto, da cui traspare qualche cosa di impenetrabile e di misterioso.

La Modonna: lo sguardo di materno dolore è rivolto verso l'alto con una sottile e serena sofferenza, presenta il capo leggermente reclinato sulla spalla destra e sorretto dalla mano, il volto è illuminato da un pallore argenteo. E' avvolta in un manto blu neutro in contrasto con rosso bordeaux della veste

Giuseppe d'Arimatea ha un'espressione sgomenta, è genuflesso e ben composto nella sua plasticità; un manto verde smeraldo lo avvolge, stemperato dal verde muschio della veste, mentre spiccano la cinta di un rosso vibrante e la camicia bianca.

 Pressochè identico a quello di Rovetta è pure il Cristo deposto sul cataletto anche se minore è qui la drammaticità: il capo è appena rovesciato indietro, il panneggio del sudario e del perizoma è a pieghe più piatte e meno numerose. Come nel Cristo di Rovetta l’accento è posto sulle ferite sgorganti sangue rappreso e sul corpo martoriato e vilipeso.

Il destino di manufatti quale il “Compianto” di Ardesio conferma, come dicevo, la loro essenziale funzione devozionale. Quando tuttavia, per il mutare dei tempi, diventavano "incomprensibili" o poco funzionali, venivano accantonati, deformati o distrutti. Anche nel nostro caso una ridipintura ottocentesca commissionata al pittore clusonese Lattanzio Querena, col compito di “aggiornare” colori ed abiti in modo di favorire la sintonia dello spettatore dell’epoca, aveva completamente stravolto le cromie originali.

Il restauro, compiuto nel 1987, da Antonio Zaccaria ha permesso il recupero della straordinaria tavolozza originaria ricca di vibrazioni e velature confermando il carattere arbitrario della ridipintura ottocentesca.

Ma le sorprese non erano finite perché il restauro ha restituito, inaspettatamente, anche un po’ di storia dei delicati rapporti familiari e professionali che “animavano” la bottega.  La sorpresa riguarda la figura di Nicodemo, un fariseo, che, secondo il Vangelo di Giovanni, visitò di notte Gesù e ne ebbe rimossi i pregiudizî sul battesimo; cercò poi di difenderlo di fronte al sinedrio (7, 50-52), e prese parte alla deposizione di Cristo dalla croce (19, 39).

Nel “Compianto” di Ardesio la figura di Nicodemo, a differenza delle altre concepite per una visione frontale, era stata pensata per essere visibile anche dal retro ed era l’unica che appariva chiusa, proprio sul retro, da una tavola, pure dipinta.

All’interno è stato incredibilmente rinvenuto un messaggio datato 1783: un biglietto autografo dell’autore della scultura, Francesco Donato Fantoni, con commovente appello ai posteri: “Adi 14 marzo 1783/ il presente fu fatto da me /Francesco Donato Fantoni di/ Rovetta ed chi lo legge e/  pregato di un Deprofundis/Addio”.

Ma il messaggio in cui tra l’altro Francesco Donato chiede a chi la leggerà la recita di un “Deprofundis” consegna pure un piccolo enigma. Sul retro del cartoncino (si tratta di un piccolo frammento di cartoncino per disegni) si trova un rapido schizzo con un busto abbozzato con una sorta di freccia rivolta verso la testa. Un rapido schizzo o una sorta di messaggio cifrato che a tutt’oggi non è stato possibile decifrare.