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Testi a cura di Orietta Pinessi

TAPPA 2 : SELVINO-VERTOVA

  • Parrocchia Di S. Maria Assunta - Viale Rimembranze, 2, 24029 Vertova BG

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Una delle più importanti bellezze artistiche di Vertova è la Chiesa Prepositurale di Santa Maria Assunta che domina il paese dall’alto. Si dice che dove sorge la chiesa, anticamente, vi fosse un tempio dedicato al dio Vertumnus e più tardi al posto del tempio fu eretto un castello feudale.

Inizialmente la chiesa aveva lo scopo di aiutare i poveri bisognosi con offerte che venivano da confratelli e benefattori.

 

Nel 1642 fece il suo ingresso a Vertova Don Cristoforo Astori. Egli diventò presto consapevole che la Chiesa era troppo piccola per contenere tutta la popolazione, cioè 2.500 abitanti . Allora nel 1690 egli decise di rifarla e di ampliarla. Il progetto della nuova chiesa fu lungo dieci anni.

 

Nel 1710 fu innalzato il campanile che oggi ospita otto campane.

 

Le opere scultoree di maggior valore sono : il Cristo morto, il Cristo risorto e la Madonna del Rosario di Andrea Fantoni, nonché il coro ligneo dei fratelli Caniana e di A. Fantoni. Adiacente alla Parrocchia vi è il museo parrocchiale che contiene diverse opere e dipinti.

Storia

Le prime notizie sulla chiesa risalgono al 1277. Secondo uno studio archeologico la chiesa potrebbe avere origine anche più antica, sarebbe stata edificata sul luogo di un antico tempio pagano dedicato al dio Vertumno.

 

La chiesa è citata nel sinodo del 1304 indetto dal vescovo Giovanni da Scanzo dove viene indicata come “Ventura clericus” quindi soggetta a censo. Nuovamente indicata nel “nota ecclesiarum”, elenco fatto redigere nel 1360 da Bernabò Visconti, per assegnare i benefici e per conoscere quanti erano di dazi da versare sia alla famiglia Visconti di Milano che alla chiesa romana, nell'elenco risulta che la chiesa godeva di un beneficio. Gli atti della visita pastorale di san Carlo Borromeo del 12 ottobre 1575, descrivono la chiesa completa di quattro altari attestata nella vicaria di vicaria di Nembro, con la presenza di varie confraternite e ben 2000 anime, situazione confermata dagli atti della visita pastorale del vescovo Gregorio Barbarigo del 1657. Nella relazione del cancelliere Giovanni Giacomo Marenzi stilata nel 1666 risulta che vi erano molte congregazioni che godevano del giuspatronato di sette altari e che il clero era retto da ben dodici sacerdoti.

 

Alla fine del Seicento vi fu una completa ricostruzione su progetto di Giovanni Battista Quadri, con la posa dell'altare della Madonna del Rosario di Giovan Battista Caniana mentre il campanile fu innalzato nel 1710

 

Con decreto del 27 maggio 1979 del vescovo Giulio Oggioni la chiesa è inserita nel vicariato di Gazzaniga.

 

Descrizione

 

Chiesa di Santa Maria Assunta nel 1900

Esterno

La chiesa, dal tradizionale orientamento liturgico con abside a est, posta in posizione soprelevata, è anticipata da un ampio ambulacro. Preceduta da un sagrato composto da ampia gradinata in ciottolato delimitato da paracarri uniti da catene, è circondata da uno porticato posto sui lati sud e est con archi a tutto sesto poggianti su colonnine in pietra arenaria complete di pilastri posti in corrispondenza degli angoli. Questa parte, sopra il portico, si sviluppa nella parte superiore con la canonica e l'abitazione del sagrista. Il fronte principale prosegue con la grande finestra rettangolare atta a illuminare l'aula interna e terminante con il tetto a due falde in legno. Due corpi di misure inferiori sono posti ai lati dell'edificio completi di contrafforti delle arcate principali, formati da quattro speroni sagomati. Le pareti laterali hanno due grandi finestre sempre destinate a illuminare l'interno della chiesa. Il campanile posto nella parte nord è in pietra a vista e presenta la cella campanaria con quattro logge aggettanti complete da colonne terminanti con il timpano che regge il tempietto superiore a pianta ottagonale con cipolla in rame.[1] Gli accessi alla chiesa sono dotati di portali in marmo in stile barocco.

 

Interno

L'interno si sviluppa su un'ampia navata centrale e due navate inferiori laterali che si collegano con campate appoggianti su colonne complete di capitelli corinzi in marmo grigio venato. L'interno è completamente decorato da stucchi e medaglioni affrescati in stile barocco. Di particolare rilievo è la cappella della Madonna del Rosario progettata nel 1708 da Giovan Battista Caniana con altare realizzato in marmi policromi dalla bottega dei Manni e dai Fantoni di Rovetta.

 

La chiesa è ricca di opere d'arte di notevole interesse. Il presbiterio presenta l'altare maggiore in stile neoclassico completo di sculture opere di Giuseppe Siccardi, con la pala di Domenico Carpinoni raffigurante Assunzione di Maria in cielo, il coro ligneo progetto di Giovan Battista Caniana con gli stalli divisi da lesene raffiguranti cariatidi opera di Andrea Fantoni.

Gli altari conservano tele di pregio, l'altare della Madonna con il dipinto di Enea Salmeggia Madonna col Bambino in trono e santi, realizzato nel 1611 per il santuario di San Patrizio e collocato nella chiesa di Vertova nel 1750. Di Giuseppe Brina è il dipinto posto sull'altare del suffragio raffigurante la Madonna del suffragio.[4] Molte sono le opere presenti nella chiesa tra cui di Giovanni Gallo San Marco, san Giacomo e san Patrizio con la Madonna con Bambino di Ludovico Dorigny posta sulla zona presbiteriale la Discesa dello Spirito Santo su Maria e gli apostoli, di Gregorio Lazzarini l'Ultima cena, di Vincenzo Angelo Orelli il Suffragio, il Cristo alla colonna di Antonio Cifrondi e di Pietro Ronzelli l'Incoronazione di spine.

  • Museo Maria Fa Tot - Via Cornelli, 7, 24029 Vertova BG

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“Ho dedicato il museo a mia mamma, conosciuta da tutti come Maria fa Töt, che in tempo di guerra faceva la straccivendola e andava in giro con la carriola per guadagnare qualcosa durante la prigionia di mio papà”.

Angelo Bonfanti, classe 1949, ha ereditato dalla madre la passione di raccogliere e accumulare gli oggetti più disparati, che lui mette in mostra nel suo museo di Vertova, in Via Cornelli 7, dove si può ammirare la sua “raccolta etnografica di antichità vecchi mestieri”

La storia è quella della Signora Maria, che trascinando il suo carretto pieno di robe usate, passa di porta in porta, cercando con dignità di sopravvivere alla fame. La guerra ha allungato la sua ombra di miseria sulla popolazione e adesso lei deve cercare di sfamare i suoi cinque bambini, col pensiero alla pericolosa condizione del marito: la prigionia. Solo tre delle sue creature supereranno l’infanzia fatta di stenti.

“Maria fa töt” ha il significato di “Maria fa tutto”, ovvero identifica la persona che si presta ad ogni lavoro, per umile che sia, per sbarcare il lunario. Nella figura specifica di questa donna, la “straccivendola”, riconosciamo la capacità di recuperare e ridare nuova vita ad oggetti oramai considerati inutili.

Ispirandosi a tali ricordi, il figlio Angelo, ha fondato l’associazione dedicata a suo nome, che si propone il recupero, restauro e catalogazione degli antichi oggetti del passato. L’area di raccolta è prevalentemente quella del territorio bergamasco. Il tutto inserito in un contesto di conservazione della cultura di un passato prossimo, che rischia altrimenti di sparire rapidamente

 

Il “Museo collezioni Maria fa tot” rappresenta  dunque una collezione di oggetti d’arte e d’uso quotidiano che affondano le proprie radici nel periodo dal XVIII-XX secolo. In particolare è ben rappresentato il periodo che attraversa le guerre mondiali. Nella sede del museo, presso il comune di Vertova , si possono ammirare alcuni angoli di antica vita quotidiana. Gli ambienti sono ricreati attraverso il mobilio, gli oggetti d’arte e le attrezzature, dalle più semplici alle più elaborate e curiose. Tra le sezioni meglio rappresentate: la camera da letto e la cucina. Nelle collezioni: il materiale del medico “condotto”, i mestieri antichi, il materiale bellico e post-bellico.

Inoltre vi si possono ammirare numerose rarità.  Tra queste la serratura di un portone antichissima, che si può aprire solo se si dispone di due chiavi: “maschio e femmina”. Particolarmente emozionante è la visione di alcune edizioni storiche di quotidiani. Curiosa è la dotazione dei banchi di scuola, quando ancora si scriveva con penna e calamaio